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QUESTA NON E' LA CATANIA CHE VOGLIAMO! MINACCE ALLA COLLEGA FABIOLA FOTI

Inviato 2019/02/09

di Sonia La Farina

Questa non è la Catania che vogliamo!

Nessuno ancora ha “digerito” quello che è successo mercoledì, durante la festa di Sant’Agata, che mi ritrovo a parlare nuovamente di minacce.

Stavolta si tratta di una collega: la giornalista Fabiola Foti, direttore de “L’Urlo”.

Come riporta nella sua testata, dopo essere stata minacciata sui social (qualcuno le avrebbe scritto “gentilmente” di farsi i fatti suoi…..) la scorsa notte ha trovato una testa di agnello sul parabrezza della sua macchina. Con i resti spalmati sul lato di guida. (Fonte foto: "L'Urlo")

La collega ha sporto denuncia. Ma cosa significa questo gesto?

Ancora una volta “qualcuno” minaccia. Mercoledì “qualcuno” ha fatto forza durante una festa religiosa. Oggi, “qualcuno” vuole che Fabiola stia zitta. Ancora una volta “qualcuno” cerca di “comandare” nella nostra città.

Due fatti diversi, in pochi giorni, che dimostrano però entrambi che purtroppo ancora Catania non è cambiata.

Ma questa… non è la Catania che vogliamo….

Massima solidarietà alla collega Fabiola Foti da sonialafarinanews.

 

 

 

"Non ho potuto sempre dire tutto quello che volevo, ma non ho mai scritto quello che non pensavo". (Indro Montanelli)

 

 

 

 

 

"Io ho un concetto etico di giornalismo. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, impone ai politici il buon governo. Un giornalista incapace, per vigliaccheria o per calcolo, si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, e le violenze che non è stato mai capace di combattere". (Giuseppe Fava)

 

 

 

 

"Il compito di un dottore è guarire i pazienti, il compito di un cantante è cantare. L’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede". (Anna Politkovskaja)

 

 

 

 

 

 

"Il giornale è la vita. Noi viviamo attraverso le vite degli altri. Smettere di fare i giornali equivarrebbe a smettere di vivere". (Vittorio Feltri)