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GIORNATA DELLA MEMORIA: INTERVISTA CON NICOLO' DI SALVO, 94 ANNI, UNO DEGLI ULTIMI PARTIGIANI

Inviato 2018/01/27

di Sonia La Farina

94 anni, un sorriso dolce e due occhi che hanno visto tanto. Due occhi che hanno visto l’Italia degli ultimi 90 anni, con le sue guerre, le sue vittorie, le sue sconfitte. Due occhi che hanno vissuto quello che in pochi conoscono.

Oggi è il 27 gennaio ed è la Giornata della Memoria, la giornata del triste ricordo di ciò che è stato il fascismo e il nazismo, ma anche la giornata della speranza. Perché nel lontano 27 gennaio 1945 furono aperti i cancelli di Auschwitz e liberate le vittime dell’olocausto.

sonialafarinanews ha voluto, per questa occasione, per ricordare tutte le vittime delle guerre e delle dittature, intervistare uno degli ultimi partigiani nostrani: Nicolò Di Salvo.

Nicolò, era un giovane di appena 20 anni. Con il nome di battaglia Corsaro, ha combattuto negli Appennini modenesi di Montefiorino nella brigata Garibaldi, partecipando alla lotta della Resistenza partigiana insieme al fratello Francesco, che ha ritrovato dopo una lunga ricerca.

«Ricordo che in quel presidio – racconta il signor Nicolò –  nei mesi di ottobre e novembre del 1944, abbiamo avuto un duro attacco, durato molto tempo. Ridotti quasi senza munizioni, abbiamo avuto l’ordine di attraversare il fronte al confine tra Modena e Bologna. Io e la mia formazione siamo partiti quasi per primi. In questo attraversamento, tanti compagni sono stati catturati dai tedeschi e fatti prigionieri. In tanti non ce l’hanno fatta e sono caduti lì».

«Ricordo ancora il suono degli spari che passavano a raffica sulle nostre teste – continua Di Salvo – Un compagno mi spinse giù per evitarli. Io e altri siamo stati fortunati. Ma nel secondo attraversamento, una valorosa combattente, Irma Marchiani, è rimasta prigioniera dei tedeschi, processata e fucilata a Pavullo nel mese di novembre del 1944».

Questi sono i ricordi di una persona che ha sofferto, di un uomo che ha vissuto sulla sua pelle i dolori di una grande guerra: «spesso ci spostavamo di notte al buio nei sentieri nascosti di montagna –  ricorda ancora – e l’unica consolazione era intonare le canzoni La Montanara o Bella ciao, per dimenticare i pericoli a cui andavamo incontro, per raggiungere altre postazioni. Alcuni si perdevano, scivolavano nei fianchi delle montagne oscure. E quando ciò accadeva eravamo costretti a proseguire, potendo fermarci solo un breve momento per dedicare un pensiero al compagno caduto. Questi cammini e spostamenti potevano durare giorni. Riuscivamo ad assaporare un po’ di riposo, sempre con un retrogusto amaro, quando venivamo accolti e nascosti da alcune gentili famiglie locali, che spesso e volentieri rischiavano tutto pur di preservare la nostra incolumità: credevano anche loro nelle nostre idee e condividevano le nostre speranze».

Nicolò Di Salvo ha partecipato a questa lotta da volontario, consapevole di rischiare la vita: «ero spinto da un sentimento di speranza per il nostro Paese – spiega – dalla voglia di ridare una nuova linea morale su cui costruire una convivenza civile. Dalla voglia di portare democrazia e libertà di pensiero».

«Sono orgoglioso di aver partecipato con coraggio alla lotta della Resistenza partigiana – prosegue il signor Nicolò – e di aver dato, prima a me stesso e poi al Popolo Italiano, la libertà di essere uomini liberi. Ancora oggi, dopo tanti anni, ho un vivo ricordo del terribile regime nazista. Ma d’altro lato penso alla Resistenza e al coraggio grazie al quale si seppe reagire alle barbarie, all’odio, all’intolleranza e all’esaltazione della morte».

Un esempio di coraggio il signor Nicolò, che ha trasmesso a tutta la sua famiglia i suoi valori.

«Abbiamo sempre visto in lui – dichiarano i figli – un esempio di coerenza, coraggio e intraprendenza portati avanti anche nei piccoli gesti quotidiani. Ogni atto di altruismo ha avuto un enorme impatto sulle nostre idee e su quelle dei nostri figli. Siamo stati educati ai valori della famiglia, dell’amicizia, della pace. Siamo stati educati ad appezzare la vita».

Nello sguardo del padre hanno sempre visto qualcosa di profondo e forse inspiegabile e non comprensibile da chi non ha vissuto la guerra: «ma questo sguardo non è mai stato triste – continuano – perché la sua capacità di saper cogliere in ogni attimo l’ironia della vita è sempre stata caratteristica fondante di Cola Di Salvo, che è sempre riuscito a strappare sorrisi e risate a figli e nipoti».

E anche i nipoti parlano del nonno. La nipote Martina Bonaccorsi, autrice della tesi “Per non dimenticare: la Resistenza fra memoria e immagini” (tesi in cui si parla dell’esperienza del nonno come partigiano) dichiara: «Ho sempre visto il nonno darsi da fare nella lotta per non dimenticare i tragici, ma straordinari, eventi che portarono alla caduta del fascismo. E in particolar modo, per difendere i sacrifici di coloro che hanno dato la vita per questo Paese e per la Democrazia. Ricordo che in ogni conferenza o manifestazione, ma anche e soprattutto tra le mura private di casa, ha sempre parlato di quei momenti ricordando chi lo ha aiutato e chi si è sacrificato, per trasmetterci l’importanza della memoria. Ricordare significa onorare la memoria di chi ha lottato per assicurare agli altri, e poi a se stessi, la libertà di vivere un futuro o meglio, per citare uno dei suoi pensieri, la libertà di essere uomini liberi».

La più piccola delle nipoti, Giulia Bellino, aggiunge: «fin dalle elementari ricordo gli incontri a scuola per il 25 aprile. Ho il ricordo di mio nonno che parlava con una grandissima forza  all’intera scuola. Io dicevo ai miei compagni “quello è mio nonno!” ed ero fierissima quando dopo il discorso andavo ad abbracciarlo e a dargli un bacio. Le sue storie  e soprattutto la passione che metteva nel raccontarle hanno sicuramente modellato la mia crescita in maniera positiva, seguendo l’idea di libertà. La prospettiva con cui lo guardavo da piccola, negli anni non è cambiata, continuo a vedere nei suoi occhi la stessa forza di un tempo».

Un orgoglio per la famiglia, Nicolò Di Salvo, che nella sua lunga vita ha ricevuto molteplici riconoscimenti: dal certificato al Patriota rilasciato dal generale comandante in capo delle Armate Alleate in Italia, alla Medaglia della Liberazione rilasciata dal Ministero della Difesa, dalle molteplici targhe rilasciate dalle amministrazioni di Palagonia, Scordia e Caltagirone, alla targa della federazione catanese del partito socialista. Senza dimenticare il riconoscimento elefante d’oro conferito dal sindaco di Catania.

Nel salutarci sia la famiglia, che Corsaro vogliono lanciare un messaggio ai giovani:

«Il rischio di vivere come se la Democrazia ci fosse sempre stata e di credere che i diritti umani e le libertà personali siano sempre stati garantiti, a casa nostra non si corre – concludono i figli – Noi abbiamo sempre saputo qual è stato il prezzo di quello che abbiamo oggi. Quei diritti conquistati con il sacrificio di tanti giovani. Lui è tornato a casa, tanti invece non ce l’hanno fatta. I giovani devono sapere, devono ricordare, devono proteggere la Democrazia che anni fa tanti ragazzi, con la loro generosa partecipazione alla lotta partigiana, ci hanno consegnato».

E le ultime parole sono proprio del signor Nicolò per i giovani:

«Custodite questa memoria storica e le ragioni della nostra lotta e sarete fieri di farlo, perché la storia siamo noi, siete voi. Fate la storia, perché ricordando il passato ci possa essere un futuro di speranza».

"Non ho potuto sempre dire tutto quello che volevo, ma non ho mai scritto quello che non pensavo". (Indro Montanelli)

 

"Io ho un concetto etico di giornalismo. Un giornalismo fatto di verità impedisce molte corruzioni, frena la violenza e la criminalità, impone ai politici il buon governo. Un giornalista incapace, per vigliaccheria o per calcolo, si porta sulla coscienza tutti i dolori umani che avrebbe potuto evitare, e le sofferenze, le sopraffazioni, le corruzioni, e le violenze che non è stato mai capace di combattere". (Giuseppe Fava)

 

"Il compito di un dottore è guarire i pazienti, il compito di un cantante è cantare. L’unico dovere di un giornalista è scrivere quello che vede". (Anna Politkovskaja)

 

"Il giornale è la vita. Noi viviamo attraverso le vite degli altri. Smettere di fare i giornali equivarrebbe a smettere di vivere". (Vittorio Feltri)